Description
Per il padiglione centrale della Biennale di Venezia del 1993 Vaccari creò un ambiente concepito come un vero bar in cui il pubblico era invitato a entrare, sedersi e prendere un caffè. All’interno, una fotografia e una scritta stimolavano una riflessione sulla storia dell’attivista italiana Silvia Baraldini, condannata negli Stati Uniti a 43 anni di carcere. Il pubblico era incoraggiato a firmare una petizione per la sua liberazione con delle cartoline, diventando così parte attiva dell’opera. Il titolo gioca sul doppio significato della parola: codice a barre / codice a sbarre, simbolo di controllo nella società dei consumi, e “bar”, luogo di incontro sociale e, all’interno della Biennale, come un luogo in cui il pubblico potesse prendersi una pausa dove aver visto tante opere.
Dell'ambiente originale esposto alla Biennale del 1993 sono conservati all'interno della collezione di Museion:
- il riporto fotografico su tela raffigurante la madre dell’attivista Silvia Baraldini in primo piano, mentre chiede, in un appello in TV all’Ambasciata statunitense, la scarcerazione della figlia. In basso è presente un testo, tradotto in quattro lingue (italiano, tedesco, inglese e francese), che illustra la vicenda di Silvia Baraldini
- uno dei tavolini in plastica bianca + una tovaglia
- 4 cartoline originali indirizzate all'Ambasciata degli USA (numerate 4971, 4972, 4973, 4974).